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L’Abruzzo ha sviluppato sul suo territorio una notevole rete di santuari come punto centrale di fede. Il pellegrinaggio verso queste mete, spesso impervio e difficoltoso, costituisce il rinnovamento annuale della speranza. La storiografia più recente è concorde, inoltre, nel ritenere che l’Abruzzo sia stato, per la sua vicinanza con Roma, una delle prime regioni a ricevere la cristianizzazione attraverso la Tiburtina Valeria, un collegamento costante con l’Adriatico |
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Di seguito citiamo alcuni santuari: I SANTUARI MARIANI - IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA LIBERA A PRATOLA PELIGNA - MADONNA DEI BISOGNOSI A PERETO - MADONNA DELLA CROCE A ROIO - MADONNA DELLO SPLENDORE A GIULIANOVA - MADONNA DELLE GRAZIE A TERAMO - SANTA MARIA DEI LUMI A CIVITELLA DEL TRONTO - MADONNA DEL SABATO SANTO A CORROPOLI - MADONNA DEI SETTE DOLORI A PESCARA - MADONNA DELLA CROCE A PIETRANICO - MADONNA DELLE GRAZIE AD ALANNO - MADONNA DEI MIRACOLI A CASALBORDINO - MADONNA DELLE GRAZIE A MONTEODORISIO - I SANTUARI DELLA PASSIONE DI CRISTO A VASTO, A CAMPLI , A GIULIANOVA |
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Santuario Madonna del Sabato Santo / Diocesi: Teramo Celebrazioni: La festa del santuario si celebra il 21 gennaio, giorno di Sant’Agnese, patrona di Corropoli. La festa della Madonna del Sabato Santo si celebra il 21 maggio. Nella settimana Santa si svolgono i riti della Passione di Gesù. Il martedì di Pasqua, si svolge una processione nelle vie del centro cittadino. Il 12 agosto si tiene una rievocazione storica della Pentecoste celestiniana. Il 15 agosto si ricorda la Madonna di Mejulano. Infine, l’ultima domenica di settembre, c’è la festa del Ringraziamento. Il Santuario è il più antico centro mariano dell’Abruzzo. Nel tempio si venera una statua della Madre Celeste con il nome di Madonna del Sabato Santo. Si tratta di una scultura in legno del Quattrocento, di notevole valore artistico, che rappresenta la Vergine in atto di profondo e intenso dolore, con gli occhi imploranti rivolti verso Dio e le braccia aperte. Il nome dato all’immagine sacra deriva da una tradizione locale legata alle sacre rappresentazioni del Trecento. All’inizio del XVII secolo e poi nel 1855, durante una terribile pestilenza, la Madonna aiutò i cittadini, i quali promisero alla Madonna una processione a piedi scalzi da farsi ogni anno il 15 di agosto. Il 21 maggio la Vergine mosse prodigiosamente gli occhi, fenomeno che si ripeté nel 1942, due anni dopo l’incoronazione del simulacro da parte di Pio XII. La Chiesa ha la facciata ottocentesca con portale in stile palladiano. L’interno, settecentesco, presenta altari decorati e statue lignee fra cui l’effigie bizantina della Madonna di Santa Maria di Mejulano (XII secolo). |
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Madonna dello Splendore Frati Minori Cappuccini Diocesi: Teramo-Atri. Il 22 aprile 1557, a Giulianova, la Madonna apparve su un olmo ad un anziano, che si chiamava Bertolino: gli chiese che proprio in quel luogo venisse costruito in suo onore un tempio. Nessuno credette alle parole di Bertolino e ad una seconda richiesta della Vergine, l’anziano venne non solo beffeggiato e deriso, ma anche percosso. Quando uno degli assalitori rimase paralizzato ad un braccio la popolazione di Giulianova si mise in processione verso il luogo dell’apparizione. La Madonna si fece vedere a tutta quella gente, circonfusa di straordinaria luce, ridonando l’articolazione al braccio all’assalitore di Bertolino. Ai piedi dell’olmo scaturì una sorgente, che tuttora continua a zampillare acqua, ai piedi della Madonna, sotto l’altare maggiore. Acqua che si raccoglie in un pozzo adiacente, chiamato “Pozzo della Madonna”. |
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Santuario del Volto Santo / Frati Minori Cappuccini /Diocesi: Chieti-Vasto. Calendario: La festa liturgica cade la terza domenica di maggio, con processione in onore del Volto Santo. Il 6 agosto si celebra la festa della Trasfigurazione. Nel 1506 al dottor Giacomoantonio di Manoppello fu consegnato, da un pellegrino sconosciuto, un piccolo involto, contenente un velo di circa quattro palmi con impresso il volto di Gesù dolorante. Rimasto in mano a privati per più di un secolo, nel 1638, venne posto fra due vetri e donato ai Frati Cappuccini. Nel 1686, nella chiesetta dei Frati, fu dedicata una cappella in onore del Volto Santo, con altare e tabernacolo, e nel 1859 fu innalzato il Santuario |
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Santuario dell’Addolorata / Passionisti / Diocesi: Teramo-Atri. Calendario: La festa di san Gabriele si celebra il 27 febbraio, anniversario del transito e l’ultima domenica di agosto, festa popolare di San Gabriele. Da ogni parte d’Italia, nell’ultima settimana di agosto, arrivano giovani per vivere giornate di ritiro nella Tendopoli. Il Santuario è situato quasi ai piedi del Gran Sasso. Sorse su un antico convento fondato da san Francesco d’Assisi nel 1215. Nel 1857 il giovane Francesco Possenti di Assisi fece la professione religiosa dai padri Passionisti con il nome di Gabriele dell’Addolorata (1838-1862). Due anni dopo si recò al convento di Isola del Gran Sasso dove rimase fino alla morte. Nel 1908 fu eretto un nuovo santuario per la beatificazione di Gabriele. Nel 1959 Giovanni XXIII lo proclamò patrono d’Abruzzo. Ricordiamo che al Santuario si tiene la Mostra biennale di Arte Sacra e la Biblioteca, con i suoi 50 mila volumi, è accessibile al pubblico. |
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Calendario: sono celebrati l’anniversario della posa della prima pietra del Santuario nell’ultima domenica di settembre e la ricorrenza dell’apparizione dell’Addolorata il 22 marzo. L’origine del Santuario risale alle apparizioni della Madonna Addolorata nella frazione di Cesa tra Santi e alla guarigione miracolosa di un giovane dalla tubercolosi ossea. Il tempio è in stile gotico francese, con numerose guglie. All’interno, nella cappella centrale, domina sul suo trono il Simulacro riproducente la Vergine Addolorata con Gesù morto, così come apparve. I campanili sono dotati di uno straordinario concerto di campane, realizzato dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone. La cupola è ricca di mosaici che rappresentano i santi più venerati nel Molise. Nella cantoria, teatro di bellissimi canti polifonici, si staglia l’organo realizzato dai Fratelli Ruffatti di Padova, con le sue 1778 canne. Il magnifico strumento viene suonato non solo per le celebrazioni liturgiche, ma anche per straordinari concerti. |
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Santuario Madonna Dei Bisognosi Un’antica pergamena del VII secolo ci fa comprendere come il culto di Maria Santissima dei Bisognosi. in Siviglia (Spagna) sia potuto arrivare sino in Abruzzo. I Sivigliani le erano molto devoti, in particolare un certo Fausto, la moglie Elfustia e l’unico figlio Procopio. In seguito ad una battaglia tra Cristiani e Saraceni, Fausto fu fatto prigioniero ma poi, miracolosamente liberato dalla Vergine Santa. Fra poco la Vergine Maria gli chiese di portare la sua immagine in Italia, in Abruzzo, sul monte Carseoli ove sarebbe stata al riparo dalle incursioni dei Saraceni. Non conosceva assolutamente Fausto il luogo dove avrebbe dovuto traslare la Sacra Immagine, ma una forza sopranaturale guidò lui e i suoi compagni nel lungo viaggio per mare e per terra. Giunto ai piedi del monte Carseoli, Fausto e i compagni capirono che quello era il luogo voluto dalla Vergine. I due paesi confinanti, Pereto e Rocca di Botte, fecero finalmente pace, fissarono i confini dei rispettivi territori e si accordarono per erigere una piccola cappella e varie cellette per Fausto e per i compagni, i quali restarono custodi della Sacra Immagine fino alla loro morte. La fama di questi ed altri prodigi giunse fino all’orecchio di Papa San Bonifacio IV, gravemente ammalato. Questi si rivolse alla Vergine Santa e guarì. Dopo la sua guarigione ascese il monte, pregò Maria e fece dono alla Chiesa di paramenti sacri, di una cospicua somma di denaro e di un’immagine lignea di Cristo Crocifisso che tuttora si conserva. Era l’11 giugno dell’anno 610. Nel giorno 5 del mese di novembre dell’anno 1724, per interessamento del Cardinale Carlo Colonna, Maria Santissima dei Bisognosi, fu incoronata con grandi festeggiamenti e affluenza di genti. |
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Santuario di San Gabriele dell'Addolorata S. Gabriele dell'Addolorata, al secolo Francesco Possenti, nacque ad Assisi il 1 marzo 1838 in una aristocratica e numerosa famiglia. Il padre che ricopriva la carica di governatore dello Stato pontificio, lo avvio' a ricevere una educazione culturale e sociale assai completa. A diciotto anni, in seguito a una visione in cui la Madonna lo invito' a farsi religioso, entro' come novizio nel convento dei Passionisti di Morrovalle (MC), e dopo aver compiuto gli studi filosofici a Pieve Torina (MC) nel 1859 giunse a Isola del Gran Sasso, per completare in quel ritiro la sua preparazione teologica prima di ricevere gli ordini sacerdotali. Nel convento si distinse per devozione e bonta' d'animo. Pregava intere ore davanti al Crocifisso e mostrava un sentimento particolare per la Madonna dei sette Dolori cui aveva dedicato la sua vita religiosa. Ammalatosi di tubercolosi si spense il 27 febbraio del 1862. Fu sepolto nella fossa comune dei religiosi, all'interno della chiesa del Convento. La fama della sua santita' si era intanto sparsa nei paesi circostanti e la sua tomba divenne presto meta di pellegrini e di devoti che vi ricevevano miracoli e guarigioni prodigiose. Nel 1892 iniziava la glorificazione di S. Gabriele che veniva proclamato Santo nel 1920. Gli abruzzesi di cui e' Patrono lo festeggiano il 27 febbraio. |
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Eremo di San Nicola L'Eremo di San Nicola, la sua costruzione risale al 1000-1100 a.C., sorge a circa 1000 mt. di altezza vicino ad una pianura denominata "Prato dei Fiori"; vi si arriva percorrendo una mulattiera che da Casale San Nicola porta al Corno Grande. Il monastero nacque per influenza della riforma eremitica di San Pier Damiani come primitivo eremo sul Monte Corno. Nel 1187 tra le pertinenze di S. Croce di Fonte Avellana era attestata la chiesa Sancti Nicolay de Cornu, sotto la cui giurisdizione rimase fino al 1652 quando per ordine di Innocenzo X vennero soppressi i piccoli monasteri. Nel 1342 il convento era tenuto a pagare la decima papale. La piccola chiesetta - di origine romanica - è oggi in ottimo stato di conservazione; essa presenta una muratura formata dall'assemblaggio di blocchi squadrati di pietra calcarea con malta ed un tetto a doppio spiovente. Vicino si possono osservare i resti degli antichi edifici monastici. |
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SULMONA - Eremo di Sant'Onofrio La memoria di San Pietro Celestino papa e confessore è conservata tra le mura aspre e solitarie di Sant’Onofrio al Morrone dove si ritirò nel giugno del 1293. Benché rimaneggiato nei secoli e in parte distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra l’eremo conserva ancora l’aspetto severo e inaccessibile che aveva all’epoca del Santo. Su un piccolo slargo da cui si domina tutta la Valle Peligna, si apre un portichetto che immette, attraverso un altro spiazzo in un primo ambiente coperto di affreschi devozionali, diversi per epoca e valore, tra cui una Madonna in trono affiancata dal sole e dalla luna. Si passa quindi in un oratorio con la volta dipinta di azzurro e punteggiata di stelle, coperto di immagini eseguite da Maestro Gentile da Sulmona, negli anni in cui Pietro si era ritirato in questi luoghi. La parete di fondo porta una Crocifissione con Maria e San Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto tra i padri eremiti Mauro ed Antonio, mentre sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di San Pietro Celestino, eseguito probabilmente pochi anni dopo la morte, raffigurato con il saio monastico, ma con in capo il triregno e reggente in mano la palma del martirio. Al centro un semplice e antico altare reca incastonato nel mezzo un crocifisso di pietra che, secondo la tradizione Celestino V avrebbe benedetto durante la messa che qui celebrò in abiti pontificali prima di recarsi a Napoli. L’edificio comprende una serie di celle e locali, recentemente restaurati, e che sino ai primi di questo secolo ospitarono figure isolate di religiosi ed eremiti laici. |
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ORTONA - Cattedrale di San Tommaso Una menzione speciale spetta alla grande cattedrale di Ortona che vanta il privilegio di conservare le ossa di San Tommaso Apostolo, giunte il 6 settembre del 1258 come bottino di guerra conquistato dal capitano Leone degli Acciaiuoli nel saccheggio dell’isola di Scio. In seguito la Cattedrale fu accresciuta tanto da divenire uno dei piu' insigni monumenti gotici della regione e in parte rovinata sotto il terribile bombardamento che colpi' Ortona nel 1943. Degli antichi splendori restano il ricchissimo portale di Nicola Mancino (1311) l’antica porta sul lato sinistro, il famoso campanone del 1588, una Pieta' goticizzante del XV secolo. Le spoglie di San Tommaso sono conservate nella cripta, entro un sarcofago scolpito (sec. VI). Ortona dedica all’Apostolo due feste: quella del 6 settembre e quella, più grande, del Perdono, la Ia domenica di maggio, a cui è legato il privilegio dell’Indulgenza plenaria. In quell’occasione, solennizzata dal magnifico Corteo storico delle Chiavi, giungono ad Ortona migliaia di pellegrini
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L'AQUILA - Abbazia di Collemaggio La basilica, che per dimensioni e’ la piu’ grande d'Abruzzo, e’ strutturata a croce latina. Un recente restauro ha liberato l'interno dalle sovrastrutture barocche aggiunte dopo il terremoto del 1703 e ha restituito alle tre navate la spazialita’ originaria scandita dalle arcate ogivali poggianti su pilastri ottagonali. La copertura e’ a capriate lignee a vista; la pavimentazione, disseminata di pietre tombali, in massima parte di abati generali dell'Ordine Celestino, ripete il motivo policromo delle pietre bianche e rosa. L'illuminazione e’ data da una fila di finestre gotiche sulle navate laterali, dai rosoni posti sulla parete di ingresso e dalle aperture del presbiterio e della cupola. Sulla parete della navata di destra si aprono tre nicchie gotiche racchiudenti dipinti quattrocenteschi che raffigurano, rispettivamente, la Madonna con le Sante Apollonia e Agnese, l'Assunzione e incoronazione della Vergine, la Crocifissione. Sempre nella navata di destra un bell'organo monumentale (sec. XVIII) in legno intagliato e dorato con cantoria decorata a bassorilievi con scene della vita di Cristo. Una serie di olii di Karl Rutter (sec XVII), pittore fiammingo divenuto monaco celestino con il nome di Andrea di Danzica, illustra, sulle pareti, la vita di Celestino V. |
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ROCCAMORICE – Eremo di San Bartolomeo Nel 1274, dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’ordine dei Fratelli di Santo Spirito fra’ Pietro si ritirò con alcuni discepoli a San Bartolomeo in Legio, dove restò fino al 1276. La costruzione, assai antica e risalente ai primi tempi della presenza eremitica sulla Maiella, era stata restaurata intorno al 1250 e lo aveva accolto già durante le numerose quaresime a cui soleva sottoporsi. L’edificio si stende in uno scenario insolitamente arido, sotto un costone roccioso che lo copre completamente. All'eremo vero e proprio di San Bartolomeo si accede attraverso la scala santa, percorsa, solitamente in ginocchio e passando per la chiesa il cui unico arredo e’ un semplice altare su cui e’ posta la statua lignea del Santo apostolo, cui Gesu’ stesso aveva attribuito il potere di scacciare i demoni. Sulla parete di sinistra una cavita’ raccoglie una modesta risorgenza d'acqua che i fedeli attingono e bevono con devozione, ritenendola miracolosa. Una porta a lato dell'altare conduce agli ambienti succesivi, utilizzati per il soggiorno degli eremiti. Ogni anno il 25 agosto giungono a San Bartolomeo numerose compagnie di pellegrini che continuano a onorare il Santo martire in questa data, nonostante che il calendario liturgico l'abbia fissata al giorno precedente. Dopo la messa che viene celebrata all'alba i devoti scendono fino al torrente Capo la Vena dove si bagnano ripetendo un rituale idrico che mostra di essere antichissimo. |
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Bominaco – L'abbazia di Santa Maria Assunta L'abbazia di Santa Maria Assunta, nascosta tra gli alberi poco fuori Bominaco, insieme all'oratorio, faceva parte del centro dei Monaci Benedettini di Momenaco, già esistente nel X sec. Fondata, secondo la tradizione, nel 1001 da Odorisio, figlio di Bernardo di Valva, questa abbazia è uno dei capolavori dell'architettura romanica abruzzese. Le tre significative absidi visibili nella parte posteriore della chiesa, sono tra le più caratteristiche del tempo. L'interno è diviso in tre navate da sette arcate e conserva elementi di notevole pregio artistico: la cattedra, l'altare ed il ciborio, il candelabro pasquale, l'ambone e ciò che rimane dei preziosi affreschi. L'oratorio di San Pellegrino. Era riservato alla liturgia del Monastero benedettino. Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata da Carlo Magno che, come riportato in un documento della fine del VIII secolo, mentre si trovava in Abruzzo, a Settefonti, vicino all'antica città romana di Peltuinum, vide in sogno un pellegrino che gli raccomandò di completare una chiesa in onore di San Pellegrino, il martire Cristiano più venerato della zona. Così Carlo Magno concesse vaste terre all'abbazia di Farfa, ed i Monaci benedettini incominciarono a costruire il monastero di Momenaco. Si dice che il corpo del Santo sia sepolto sotto una pietra, posta sul lato destro dell'altare. L'esterno è molto semplice, irregolare, tipico di una architettura quasi primitiva. L'interno, d'altro canto, è unico grazie alla presenza di meravigliosi affreschi che ricoprono completamente la volta e le pareti, per più di 470 metri quadrati. I due "plutei" al centro della Chiesa, raffiguranti rispettivamente un drago ed un griffin, dividono l'ambiente in due settori separati come nelle prime chiese cristiane: una per i battezzati e l'altra per i catecumeni. Gli affreschi dell'Oratorio rappresentano, in quattro cicli, episodi di storia sacra: L'Infanzia di Cristo, La Passione, Il Giudizio Finale, la vita di San Pellegrino. |